Comunali Avellino – Mancino: “Mobilitatevi tutti in uno sforzo comune”

Se la città fosse governata con il cuore di un padre di famiglia Avellino avrebbe risolto metà dei suoi problemi. Se fosse amministrata anche con mente e mani il percorso sarebbe avviato eccome.
Quando la politica lascia anche intravedere l’emozione, uno spiraglio – seppure a parole – sembra esserci. Poi saranno i fatti a dover parlare. Tutti i portatori delle istanze, nessuno escluso, hanno buone intenzioni, hanno voglia di stravolgere la propria città. E questa volta ci vorrà la concretezza. Niente più bla, bla, bla; niente promesse faraoniche, niente bugie ma responsabilità, moralità, trasparenza, lealtà in nome della comunità irpina che grida la quotidianità; che vorrebbe tornare alla normalità. Per centrare l’obiettivo nobile della politica con la ‘P’ maiuscola ci vuole entusiasmo, dedizione, sacrificio, sudore.
In una parola: anima.
Il popolo avellinese ha bisogno di intravedere non più barlumi di luce ma luce che abbaglia. La stessa che deve aprire alla speranza di un futuro. Ma non più a parole. Lo si deve a quanti, pur lavorando, sono costretti a rivolgersi alla Caritas; a quanti hanno perso il proprio sostentamento; a quanti non sanno più cosa dire ai propri figli.

I nove candidati hanno abbassato i toni dello scontro perché la polemica non è responsabile; perché la strumentalizzazione non interessa; perché i veti incrociati non risolvono problematiche; perché le accuse lasciano il tempo che trovano.
Dove sono i programmi? Quali sono le priorità? Quanto tempo ci vorrà per la concretizzazione degli obiettivi più semplici ma significativi? La gente non chiede la luna. Non l’ha mai chiesta. Chiede diritti e rispetto. Tutta qua. E’ così difficile?
Ieri nella location del Teatro Gesualdo la consapevolezza del momento delicato ma anche la voglia di poter mettersi al servizio della città e dei propri concittadini.
La squadra è al completo o quasi. Si intravede anche il vice coordinatore Francesco Todisco in rotta di collisione con i vertici per la ormai arci nota questione delle liste. In platea la pattuglia dei democratici in corsa per la conquista all’insegna di uno scranno in Consiglio comunale. In trincea? Paolo Foti direttore dei Costruttori di Avellino.
Al tavolo dei lavori: il presidente Nicola Mancino, il senatore Enzo De Luca, il segretario provinciale Caterina Lengua, i deputati Luigi Famiglietti e Valentina Paris, il combattivo consigliere regionale Rosa D’Amelio.
Apre le danze proprio chi, Caterina Lengua, è da sempre – seppure inevitabile anche per il ruolo che svolge – nel mirino. Sottolinea: “C’è una squadra forte e autorevole” e non nega (altrimenti sarebbe stata assai poco credibile) “le difficoltà che negli ultimi tempi ha vissuto il Pd”. “Abbiamo, però, recuperato la responsabilità in nome di un Ente che sia più trasparente. Perché la migliore risposta all’antipolitica è proprio la trasparenza”.
L’invito: “Mettete da parte contrapposizioni e distinguo. Vi chiedo uno sforzo comune per sostenere l’amico Foti senza ‘se’ e senza ‘ma’”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il già parlamentare Enzo De Luca che parte da lontano (“C’è nel Paese una crisi profondissima sociale, economica e democratica”) per giungere alle questioni più prettamente locali: “Abbiamo 650 candidati specchio della difficoltà politica in genere”.
Poi va al sodo. Il messaggio, indirizzato a precisi destinatari, è: “Chiunque ragiona per scindere o dividere è uno che guarda al Novecento. Il Pd ha fatto passi da gigante; non si può tornare indietro perché sarebbe fuori luogo. Dobbiamo ragionare di politica”.
L’appello è rivolto allo stesso avvocato Leonida presente in sala. “Recuperiamo il tempo perduto e la passione civile; alziamo il confronto sul piano dei contenuti perché le sterili polemiche non servono”.
E’ la volta di Paolo Foti, la sintesi del Pd. E’ emozionato. “Molti in questi giorni mi hanno chiesto le ragioni della candidatura: posso vantare una discreta conoscenza amministrativa”.


Ma quello che più conta, sembra dire, è: “Da cittadino ho sempre partecipato alla vita di questa città. Ho maturato nei confronti di Avellino un debito di riconoscenza che mi ha spinto ad accettare la sfida. Nel mio programma ricorrono spesso parole come solidarietà, sicurezza e autotutela sociale: sono valori che dobbiamo riscoprire tutti al di là delle inutili strumentalizzazioni”.
“Ogni discorso programmatico – continua il candidato primo cittadino dei democratici – deve inserirsi nell’area vasta”.
“E’ necessario fermare l’esodo dei nostri figli e nipoti; puntare su una rete di forte attrattività. Delle donne se ne parla poco eppure sono un anello fondamentale della società. Un’amministrazione comunale deve assolutamente liberare queste energie”.
E ancora. Coesione sociale; bilancio partecipato, etc. etc. “La città deve entrare nel Palazzo per affermare la trasparenza e la legalità. Metto a disposizione la mia persona, il mio cuore e tutto il resto della vita che mi resta”.
La conclusione è targata Nicola Mancino, il ‘Presidente’.
Pillole di saggezza, pillole di politica, pillole di vita. Le dispensa a quanti, giovani e meno giovani, sono lì. L’ex ministro dell’Interno sprona i neo eletti e lo stesso deputato regionale ad essere parte attiva nella campagna elettorale. “E’ giusto che la campagna elettorale sia corale perché i tempi che abbiamo davanti non sono i migliori”.
“Il nostro partito (a livello nazionale, ndr) ha pagato lo scotto di una campagna elettorale silenziosa, convinto che la vittoria fosse a portata di mano”.
E citando Umberto Eco, Mancino fa notare: “Quando la sinistra è convinta di vincere allora perde, perché c’è una sorta di maledizione che accompagna l’area nella quale gravitiamo”.
Una sottolineatura per incoraggiare “al lavoro di equipe. C’è bisogno di uno sforzo corale per guadagnare la vittoria”.
Ancora. “Le primarie – continua Mancino – sono uno strumento che è servito a liquidare classe dirigente con molta intelligenza e astuzia. Non esiste un pensionamento in età giovanile ma una classe dirigente nuova e un collegamento con le giovanissime generazioni perché una intera generazione corre il rischio di essere accantonata”.
Il richiamo. “Se ci fosse stato un governo più sensibile e una Regione più attenta non avremmo avuto sul tappeto tante problematiche come la Irisbus”.
Appello ai candidati e alla classe dirigente: “Diventate responsabili rispetto alla selezione dei responsabili della politica perché Avellino non può perdere la sua funzione… Sono state realizzate opere pubbliche abbandonate a se stesse. Questo non deve mai più accadere”.
E poi: “Se non ci sono i mezzi bisogna stimolare l’intelligenza, la passione per proseguire la marcia del rinnovamento. La città di Avellino vuole essere servita e vuole selezionare”.
Insomma l’ex ministro dell’Interno non indora la pillola; chiama a raccolta tutti perché la frammentazione politica c’è e lui sa bene che il risultato non è affatto scontato.
Pertanto “mobilitatevi tutti in uno sforzo comune”. Così Nicola Mancino.

 Fonte il Sannio quotidiano edizione Irpinia, Teresa Lombardo