Avellino – Sinistra si incontra per discutere della città
Avellino - Al Circolo della stampa, Sinistra Ecologia e Libertà ha organizzato un’assemblea pubblica sul tema “Un altro centro sinistra per Avellino”. Un dibattito senza reti che viene in un momento difficile per la città, nell’ora in cui si parla di elezioni per la nuova Provincia. Incontrarsi per riaprire una discussione su un centro sinistra di rinnovamento e di cambiamento, capace di corrispondere ai bisogni e alle istanze di una città in profonda sofferenza.
A guidare gli interventi al tavolo dei relatori c’erano il parlamentare Giancarlo Giordano e Roberto Montefusco, coordinatore cittadino di Sel. Molte le forze politiche che hanno partecipato all’incontro, come Tony Della Pia e Costantino D’Argenio di Rifondazione Comunista, Francesco Todisco, Giovanni Bove e Nadia Arace del circolo “Vittorio Foa” del Pd, l’ex presidente del Consiglio comunale Antonio Gengaro del “Centro Sinistra Alternativo” , Consiglieri comunali del Pd (come Festa, Petitto e Melillo) e Gruppi di opposizione (Montanile, Cicalese, Ambrosone, Preziosi).
Tra i vari intervenuti, Gengaro ha consigliato la lettura di un testo scritto pure da Carlo Trigilia: “Comuni nuovi, il cambiamento nei governi locali”, sottolineando anche che “è una follia spendere 5 milioni di euro per restaurare piazza Libertà così com’è”. Poi, l’ex sindaco Antonio Di Nunno ha precisato che i debiti si possono fare o rinviando il loro pagamento o contraendo altri debiti. Per lui è ancora cruciale il Parco del fenestrelle che, se curato, ci rimetterebbe a norma con le città europee (ma non bisogna dimenticare che spesso è travolto dalla piena del torrente). Per Di Nunno la riforma del sistema elettorale ha messo in condizione gli amministratori di mettere in secondo piano la propria città e così si pena alla presidenza dell’Ato o della Provincia, ma “il sindaco deve essere garante del Palazzo di città. Non può scherzare: deve essere garante delle persone che sceglie quando le mette in Giunta. Nel 1970 quando morì il sindaco tutti i consiglieri erano convinti di rappresentare i cittadini. De Mita, però, con fermezza disse che bisognava fare una lista completamente rinnovata. Ciò fece sì che molti se ne scappassero dalla DC e così venne eletto Aurigemma e di lì a 4 anni ci fu un rinnovo. Nel 1995, invece, tutti scapparono con Berlusconi. Ma i ricatti non vanno bene perché se tutti vogliono andare in Giunta non si va da nessuna parte”.
Quindi, il Prof. Paolo Ricci, ex assessore comunale, che ha ancora in mente un piano strategico per Avellino nel tempo della crisi finanziaria, ha richiamato alla “capacità di rendere servizi ai cittadini in un’ottica politica chiara. Bisogna individuare priorità e fare scelte efficaci ed efficienti. Parliamo delle cause patologiche e non penso che ci sono solo clientele: c’è incapacità amministrativa. Occorre una buona politica, buoni dirigenti, buoni funzionari. La politica si fa nella città e non nelle stanze segrete. Non penso che la città è completamente cinica, ma serve un risveglio complessivo: dove nascono i debiti? chi li ha contratti? chi risponde? perché il Pd non si è aperto alla città, e perché non l’ascolta? Non andremo da nessuna parte se non ci si lascia educare dalla città e poi il partito educhi la città. Basta con un atteggiamento passivo che non spiega alla città le priorità dell’amministrazione: per programmare un futuro occorre spiegare i punti da cui partire. La persecuzione dell’indistinto è data dal concetto delle larghe intese perché c’è un vuoto d’idee e proposte. Guardiamo all’Inghilterra dove c’è senso di civismo e capacità politica. L’etica non si inventa, non la si può pretendere per decreto. Con la Carta etica, che va praticata, volemmo che l’impunità non fosse più concepibile! Il piano di risanamento di oggi è quello di 9 mesi fa: è mancato il senso di responsabilità non in chi si è dimesso, ma in chi è rimasto senza cambiare vento e portare civismo”.
Dall’opposizione consiliare, neppure oggi sono mancate le voci di Enza Ambrosone e Dino Preziosi: la prima ha detto che “la politica al più alto livello è quella che si fa portavoce di un messaggio di gratuità e d’interesse solo per la comunità. Ci vuole un filo logico, una scelta mirata che nel periodo Di Nunno era per le politiche sociali. Ad Arace dico che il momento straordinario che viviamo non si affronta cambiando assessori. Chiediamo a Foti il coraggio dell’autonomia di cui si è fatto portavoce in Consiglio comunale”; il secondo invece ha ammesso che “io ho perso le elezioni, ma non siamo riusciti ad ‘appropriarci dei nostri sogni’. Non abbiamo un leader che va a parlare con la gente per spiegare le cose, come ai commercianti. La città non si governa con il pallottoliere, ma con le idee”.
Giordano, facendo un bilancio finale degli interventi, ha espresso la realtà del centrosinistra, che non può essere una bandiera ma una fatica da praticare e non da richiamare: “è necessario un atto d’amore per la città, in modo da gettare il seme di un possibile futuro, coltivando l’incontro tra le nostre volontà, provando così a restituire senso alla politica”.
Infine, durante l’iniziativa è stato possibile firmare per 4 quesiti del Referendum contro l’austerità (cfr. http://www.referendumstopausterita.it/i-4-quesiti-in-dettaglio/): 1) attuando il principio costituzionale dell’equilibrio dei bilanci pubblici, il Governo e il Parlamento non potranno stabilire obiettivi di bilancio più gravosi di quelli definiti in sede europea; 2) il principio costituzionale di equilibrio dei bilanci pubblici non sarà più inteso come automatica e meccanica applicazione di un obiettivo stabilito dall’Unione europea, fra l’altro con modalità poco trasparenti; 3) l’Italia potrà ricorrere all’indebitamento per realizzare operazioni relative alle partite finanziarie anche se non si verificano gli specifici eventi di carattere straordinario previsti dalla legge; 4) l’attivazione obbligatoria e automatica del cosiddetto “meccanismo di correzione” delle politiche di finanza pubblica avverrà soltanto quando previsto dall’Unione europea, e non anche quando imposto da trattati internazionali.