Ovaio policistico, prima Giornata Nazionale
Una donna su otto è interessata dalla sindrome: focus su prevenzione e diagnosi precoce
È una condizione che può incidere sulla salute della donna sotto il profilo endocrino, metabolico, riproduttivo e anche psicologico, eppure rimane ancora oggi non sufficientemente conosciuta dalla popolazione e, in molti casi, riconosciuta solo dopo anni dalla comparsa dei primi segnali.
Con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza su una condizione tanto diffusa quanto ancora sottovalutata, si celebra oggi la Prima Giornata Nazionale della Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos, rinominata di recente Pmos), promossa da Egoi Pcos – The Experts’ Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos-Pmos.
La sindrome dell’ovaio policistico interessa infatti circa una donna su otto in età fertile, ha frequentemente origine già nel periodo puberale ed è considerata una delle più comuni alterazioni endocrino-metaboliche.
Numeri significativi che contrastano con una conoscenza ancora limitata della sindrome e con la tendenza a considerarla esclusivamente come un problema ginecologico o riproduttivo. La sua complessità è invece molto più ampia: può associarsi ad alterazioni dell’ovulazione, iperandrogenismo, insulino-resistenza e iperinsulinemia, con possibili ripercussioni sulla salute metabolica e sulla qualità di vita.
Tra i segnali che possono accompagnarla vi sono irregolarità o assenza del ciclo mestruale, acne, irsutismo, caduta dei capelli, difficoltà nel controllo del peso e alterazioni metaboliche. Manifestazioni che possono comparire già dopo il menarca o svilupparsi progressivamente nel corso degli anni e che possono presentarsi in maniera differente da donna a donna.
Proprio questa eterogeneità può rendere più complesso il percorso diagnostico. “Parliamo di una sindrome molto diffusa, che può interessare circa una donna su otto, ma che ancora oggi non è conosciuta in misura proporzionata alla sua reale rilevanza. È necessario superare l’idea che la Pcos sia soltanto un problema ginecologico o legato alla fertilità. La salute endocrina, metabolica e riproduttiva sono strettamente connesse e la vera sfida è riconoscere precocemente i segnali e accompagnare ogni donna attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare. Non a caso, proprio nel 2026, un consenso scientifico internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ha proposto di sostituire il termine Pcos con Pmos, Sindrome Ovarica Metabolica Poliendocrina. Un cambiamento che non riguarda soltanto il nome, ma il modo stesso di comprendere e affrontare la malattia. L’ovaio non è necessariamente l’origine del problema, ma uno degli organi coinvolti in una complessa alterazione endocrino-metabolica. In questo nuovo scenario assume particolare interesse anche il myo-inositolo, una molecola naturalmente presente nell’organismo, coinvolta nei meccanismi di segnalazione insulinica e nella funzione ovarica. Le evidenze scientifiche ne suggeriscono un potenziale ruolo nel miglioramento di alcuni parametri metabolici e riproduttivi, aprendo prospettive interessanti per una gestione sempre più personalizzata della sindrome. La Prima Giornata Nazionale della Pcos/Pmos rappresenta quindi non soltanto un’occasione di sensibilizzazione, ma anche un’opportunità per promuovere una nuova cultura della prevenzione, della diagnosi precoce e della presa in carico multidisciplinare”, dichiara Vittorio Unfer, presidente Egoi.
UNA DIAGNOSI CHE NON SI FERMA ALL’ECOGRAFIA
Uno dei messaggi centrali della Giornata è proprio la necessità di evitare semplificazioni. La presenza di ovaie dall’aspetto policistico all’ecografia, da sola, non è sufficiente a definire la sindrome. La diagnosi richiede una valutazione complessiva, che tenga conto della storia clinica e riproduttiva della donna, delle eventuali disfunzioni ovulatorie, dei segni di iperandrogenismo e degli accertamenti ormonali e metabolici indicati dallo specialista.
Una diagnosi tempestiva consente non soltanto di intervenire sui sintomi presenti, ma anche di prestare maggiore attenzione alle possibili conseguenze metaboliche a lungo termine.
Da qui l’importanza di un approccio nel quale ginecologo ed endocrinologo rappresentano riferimenti fondamentali, all’interno di una presa in carico che, quando necessario, può coinvolgere ulteriori competenze.
PCOS/PMOS NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE INFERTILITÀ
Particolare attenzione è dedicata anche a uno dei timori più frequenti tra le donne che ricevono una diagnosi di Pcos/Pmos: quello di non poter avere figli. La diagnosi non deve essere tradotta automaticamente in un’etichetta di infertilità. In alcune donne la sindrome può associarsi ad alterazioni dell’ovulazione e a difficoltà nel concepimento, che devono essere valutate caso per caso e, quando presenti, possono essere affrontate attraverso percorsi terapeutici specifici.
“Anche il miglioramento dello stile di vita, l’attività fisica e, nelle donne sovrappeso o obese, la riduzione del peso- sottolinea il coordinatore nazionale della Giornata, Fabio Facchinetti- possono avere un ruolo importante nel miglioramento del quadro metabolico e della funzione ovulatoria. Il trattamento deve quindi essere sempre personalizzato sulla base delle caratteristiche della donna, dei sintomi, del profilo metabolico e dell’eventuale desiderio di maternità”.
IL DECALOGO EGOI PER INFORMARE LE DONNE
In occasione della Prima Giornata Nazionale, Egoi diffonderà anche un decalogo in dieci punti rivolto alla popolazione: conoscere la sindrome e i suoi segnali; ricordare che non riguarda soltanto le ovaie; non affidare la diagnosi alla sola ecografia; ricorrere a un approccio multidisciplinare; rivolgersi a professionisti esperti; controllare la salute metabolica; prestare attenzione ad alimentazione, movimento e sonno; non trascurare il benessere psicologico; ricordare che Pmos non significa infertilità; considerare, infine, che ogni donna è diversa e anche il trattamento deve esserlo.
L’iniziativa si inserisce nel percorso scientifico e divulgativo sviluppato da Egoi negli ultimi anni per promuovere una lettura della sindrome non esclusivamente ginecologica, ma maggiormente attenta alle sue componenti endocrino-metaboliche e alla necessità di percorsi multidisciplinari.
PREVENZIONE E INFORMAZIONE DEVONO INIZIARE PRESTO
Poiché la sindrome può manifestarsi già a partire dall’adolescenza, diventa particolarmente importante diffondere corretti stili di vita sin dalla giovane età e aumentare la capacità di riconoscere precocemente eventuali segnali. Accanto agli specialisti, assumono quindi un ruolo importante anche i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, primi interlocutori della popolazione e potenziali protagonisti di un percorso di sensibilizzazione e orientamento verso gli approfondimenti specialistici quando necessari.
La Giornata vuole dunque rivolgersi contemporaneamente alle donne, alle famiglie e alla comunità medico-scientifica, sottolineando il valore della formazione e della collaborazione tra differenti professionalità.
HELP DESK EGOI: GLI ESPERTI RISPONDONO GRATUITAMENTE ALLA POPOLAZIONE
Per trasformare la sensibilizzazione in uno strumento concreto di servizio, Egoi metterà inoltre a disposizione un Help Desk gratuito rivolto alla popolazione, attraverso il quale sarà possibile sottoporre quesiti agli esperti della società scientifica.