Sanità sotto attacco nei conflitti moderni
Infermieri e ospedali tra i più colpiti: milioni di persone senza cure essenziali nelle zone di guerra
I drammatici conflitti mondiali, quelli ancora in corso e quelli tragicamente appena iniziati, stanno mostrando, con crescente evidenza, quanto i sistemi sanitari siano anch’essi vittime delle bombe, dei missili e dei droni.
L’espansione delle tensioni in Medio Oriente, in Ucraina e in altri teatri di crisi ha prodotto centinaia di attacchi a strutture sanitarie, migliaia di feriti e centinaia di professionisti sanitari uccisi negli ultimi anni.
Secondo gli aggiornamenti diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel briefing sanitario sulla crisi mediorientale, il conflitto più recente che coinvolge l’Iran e l’area del Medio Oriente interessa almeno 16 Paesi e ha già provocato quasi 1.000 morti in Iran, 50 in Libano, 13 in Israele e 11 negli altri Paesi del Golfo, oltre a migliaia di feriti. Nello stesso contesto sono stati verificati 13 attacchi contro strutture sanitarie in Iran e uno in Libano, con gravi ripercussioni sui sistemi sanitari regionali.
INFERMIERI TRA I PIÙ ESPOSTI NELLE CRISI INTERNAZIONALI
Secondo il Global Health Workforce Statistics dell’Organizzazione mondiale della sanità e il rapporto internazionale State of the World’s Nursing, gli infermieri rappresentano circa il 59% della forza lavoro sanitaria globale, con oltre 28 milioni di professionisti attivi nel mondo.
Proprio per questa presenza capillare negli ospedali, nei pronto soccorso e nei servizi territoriali, gli infermieri risultano tra le categorie più esposte nelle aree di crisi e nei contesti di conflitto.
Il monitoraggio internazionale sugli attacchi alla sanità, condotto attraverso il sistema Surveillance of Attacks on Healthcare dell’OMS, evidenzia che in Ucraina sono stati registrati oltre 1.600 attacchi contro ospedali e strutture sanitarie dall’inizio della guerra nel 2022, con più di 170 professionisti sanitari uccisi (per la maggior parte infermieri) e oltre 300 feriti.
Nel conflitto di Gaza, le stime raccolte dal Health Cluster internazionale coordinato dalle agenzie ONU e dall’OMS indicano oltre 1.000 professionisti sanitari uccisi (in larga parte infermieri) dall’inizio delle operazioni militari, mentre circa il 70% delle strutture ospedaliere della Striscia risulta parzialmente o totalmente non operativo.
OSPEDALI SOTTO PRESSIONE E CATENE SANITARIE INTERROTTE
L’impatto delle guerre sulla sanità non riguarda soltanto le vittime dirette. La distruzione delle infrastrutture e la crisi logistica stanno compromettendo la capacità dei sistemi sanitari di garantire cure essenziali. In particolare per i soggetti fragili, per i malati cronici, su tutti i pazienti oncologici.
Nel Medio Oriente, l’escalation militare ha provocato oltre 100.000 sfollati nella capitale iraniana Teheran e più di 60.000 in Libano, mentre fino a un milione di persone potrebbero essere costrette a fuggire dal sud del Libano, secondo gli aggiornamenti sanitari regionali diffusi dall’OMS Eastern Mediterranean Regional Office.
Gli effetti della guerra si riflettono anche sulle forniture mediche. Il Global Health Emergencies Logistics Hub delle Nazioni Unite con sede a Dubai, struttura centrale per la gestione delle emergenze sanitarie globali, ha dovuto sospendere temporaneamente le operazioni a causa dell’insicurezza regionale, con il blocco di circa 18 milioni di dollari di forniture sanitarie umanitarie e altri 8 milioni di dollari di materiali medici.
La crisi logistica coinvolge inoltre oltre 50 richieste di forniture sanitarie di emergenza provenienti da 25 Paesi, mentre risultano bloccati 6 milioni di dollari di medicinali destinati a Gaza e 1,6 milioni di dollari di materiali di laboratorio per la sorveglianza della poliomielite, secondo i rapporti operativi del sistema sanitario regionale dell’OMS.
Nei conflitti moderni la distruzione della sanità produce spesso più vittime indirette dei combattimenti stessi, perché senza ospedali funzionanti, farmaci, personale sanitario e catene di approvvigionamento operative milioni di persone restano senza cure essenziali.
DE PALMA: «DIFENDERE CHI CURA SIGNIFICA DIFENDERE LA VITA»
«I dati internazionali dimostrano che la sanità è tra i settori più colpiti nelle guerre moderne», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up. «Quando un ospedale viene colpito o quando le forniture sanitarie si interrompono, non vengono colpite soltanto le strutture ma l’intero sistema di assistenza. E parliamo di realtà sanitarie già delicate e complesse nel loro funzionamento. Gli infermieri rappresentano la componente più numerosa dei professionisti sanitari e sono sempre presenti in prima linea, nei reparti di emergenza, nei pronto soccorso e nelle strutture temporanee. Questo li rende inevitabilmente tra i più esposti nei contesti di crisi. Difendere tutti i professionisti sanitari e garantire la protezione delle strutture preposte alle cure – conclude De Palma – significa difendere il diritto alla salute delle popolazioni. Quando la sanità viene colpita, le conseguenze non riguardano soltanto il presente ma l’intero futuro sanitario di un Paese».