Benvenuti al Sud: da Bologna ad Avellino, trasferirsi e non pentirsi.

Una testimonianza controcorrente quella di Emma, una donna bolognese che racconta un'Irpinia troppo spesso ignorata o dimenticata.

news58812Siamo abituati ad ascoltare storie che ci raccontano un Sud di degrado e di abbandono, in cui la realtà è tanto più grigia e desolante quanto più cerca di avvicinarsi alla dignità e al riscatto. Gli affanni quotidiani hanno il potere di deprimere anche l’entusiasmo più brillante, perché l’assenza di risposte e di possibilità concrete non coltiva la speranza e la mente si riduce a un orticello arido e triste in cui a germogliare sono solo amarezza e delusione.

Capita, poi, all’improvviso, per una casualità del tutto sorprendente e generosa, di imbattersi in storie diverse che, come premendo il pulsante di un interruttore, restituiscono all’oscurità la luce, regalando di quella stessa realtà una visione alternativa, nuova e più colorata.

Incontro Emma a Teatro. Allo spettacolo di Massimo Ranieri, sediamo vicine in platea, commentiamo le esibizioni e approfittiamo dei momenti di “buio” tra una performance e l’altra per conoscerci meglio. Emma è a Teatro con suo marito e suo figlio di quattordici anni, dizione e accento ne palesano fin da subito la provenienza emiliana. “Siamo di Bologna – mi dice, infatti – ci siamo trasferiti per via del lavoro di mio marito“. Ha un modo piacevole di relazionarsi Emma, è cordiale e accurata nel raccontare. Vengo a sapere che il trasferimento della famiglia avrebbe dovuto prevedere una permanenza ad Avellino dai tre ai sei mesi “e, invece, siamo qui da dodici anni“.

In un parallelismo perfetto con il “Benvenuti al Sud” cinematografico, tanto che si potrebbe davvero credere che sia stata la storia di Emma ad ispirare il film, mi racconta di essere stata inizialmente condizionata dal pregiudizio canonico legato alla Campania, che la tradizione e il luogo comune, mediatico e, forse, istituzionale e politico, ha reso figlia di una Napoli scomoda. Di pregiudizi mi parla Emma, manifestando una consapevolezza acquisita che mi inorgoglisce e mi fa sorridere, perché mi rendo conto che la verità non è mai nell’interpretazione, ma nell’esperienza. “A Bologna abbiamo lasciato tutta la nostra famiglia – continua Emma – ma, a distanza di anni, posso dire che mai sarei pronta a lasciare quello che abbiamo costruito, perché qui si può vivere veramente bene“. C’è una serenità convinta che traspare dal suo viso rilassato; Emma trasmette una positività sconosciuta nel parlare di una terra che non era sua, ma che sua è diventata perché ha voluto percorrerla e conoscerla tutta. Con una carica di entusiasmo quasi percepibile al tatto, fotografa davanti ai miei occhi luoghi, paesaggi e viuzze, descrivendone la meraviglia e l’incanto: dai borghi medievali di Chiusano, Grottaminarda, Rocca San Felice, Summonte, ai paesaggi naturali del Laceno, del Terminio, di Serino, alle sorgenti del Sele e, poco più in là, alla Costiera Amalfitana, perla della nostra Campania e dell’Italia tutta per la sua spettacolare unicità. Un patrimonio di valore inestimabile che brilla dei colori più splendidi che la natura inventa, dal verde carico della vegetazione, all’azzurro del mare, al giallo aranciato del sole deciso.

Dodici anni fa ci siamo catapultati in una dimensione nuova e del tutto sconosciuta, che è diventata oggi la nostra realtà ideale, il nostro spazio per eccellenza, perché è a misura d’uomo e ci fa vivere tranquilli“. Sembra quasi la riscoperta di un microcosmo fatto di bellezze autentiche e di rapporti umani sinceri e disponibili, che il frastuono di pensieri opprimenti e l’abitudine ci avevano disabituati a riconoscere. Bisogna, dunque, riappropriarsi con coscienza della propria storia, imparare a conoscere e a valorizzare quello che c’è, riassestare le radici vacillanti, non assuefarsi nella cecità e nell’indolenza di cui si ammala chi subisce la vita e ne viene sconfitto. Perché godere della bellezza non costa nulla, ma può guarire.

 

di Eleonora Fattorello

Source: www.irpinia24.it