Prevenzione e sostegno nella lotta al cancro

395 mila diagnosi all’anno: diagnosi precoce e ruolo dei professionisti sanitari

cancroIn occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra il 4 febbraio di ogni anno, i dati epidemiologici confermano la dimensione di una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo. Ogni anno, solo in Italia, si registrano circa 395 mila nuove diagnosi di tumore, mentre oltre 3,7 milioni di persone convivono con una patologia oncologica, spesso per lunghi periodi grazie al miglioramento delle cure e dell’aspettativa di vita.

Numeri che descrivono un bisogno assistenziale crescente, complesso e prolungato, che coinvolge non solo i pazienti ma anche le famiglie e l’intera comunità.

Su questo scenario interviene la rete associativa e dei movimenti composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione, agenzia mondiale senza confini) e dal Movimento Internazionale Uniti per Unire, che riflettono e commentano l’urgenza di un approccio più umano, equo e globale alla lotta contro il cancro.

Una sfida globale che richiede cooperazione internazionale

La Giornata Mondiale contro il Cancro è un’iniziativa internazionale promossa dall’Unione per il Controllo Internazionale del Cancro (UICC), con l’obiettivo di sensibilizzare governi e cittadini, rafforzare la prevenzione, promuovere la diagnosi precoce e mobilitare azioni concrete contro l’epidemia oncologica globale.

Per il triennio 2025–2027, il tema “Uniti nella nostra unicità” pone al centro l’esperienza unica di ogni paziente, sottolineando che tra il 30% e il 50% dei casi di cancro è potenzialmente prevenibile.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 37% dei nuovi casi di cancro nel 2022 avrebbe potuto essere evitato, agendo sui principali fattori di rischio.

Prevenzione e fattori di rischio

Le associazioni della rete AMSI-UMEM-AISCNEWS-Uniti per Unire ricordano che la prevenzione resta il primo strumento di lotta al cancro. I principali fattori di rischio riconosciuti a livello internazionale sono:

• fumo di tabacco, principale causa prevenibile;

• obesità e sovrappeso;

• consumo di alcol;

• sedentarietà;

• alimentazione non equilibrata.

Tra i tumori più diffusi a livello globale figurano mammella, polmone, colon-retto e prostata, patologie per le quali la diagnosi precoce può fare la differenza in termini di sopravvivenza e qualità della vita.

La voce di Aodi: empatia, equità e salute globale

«Il cancro non è solo una malattia del corpo, ma una prova che investe l’intera dimensione umana della persona», afferma il professor Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Roma Tor Vergata.

«I medici e i professionisti sanitari oncologici – prosegue Aodi – accompagnano il paziente lungo tutto il percorso: dalla diagnosi alle terapie, dal follow-up alle fasi più delicate. Empatia, ascolto e continuità di cura non sono optional, ma parte integrante della medicina moderna».

Secondo Aodi, «non può esistere una vera lotta al cancro senza investimenti seri sulla formazione specialistica, sul lavoro multidisciplinare e sulla tutela dei professionisti sanitari, spesso esposti a un carico clinico ed emotivo enorme».

L’analisi di Aodi: pandemia, conflitti e nuovi fattori di rischio

Nel corso di numerosi interventi su televisioni satellitari internazionali in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, Foad Aodi ha richiamato l’attenzione su una serie di fattori che stanno incidendo in modo significativo sull’aumento delle patologie oncologiche a livello globale.

Secondo Aodi, dopo la pandemia si è registrato un incremento stimato fino al 35% dell’incidenza di alcune neoplasie, legato in larga parte alla riduzione degli screening, al ritardo negli esami diagnostici e alla mancata diagnosi precoce, elemento cruciale per l’efficacia delle cure oncologiche. A questo si aggiunge la carenza di professionisti sanitari e l’allungamento delle liste d’attesa, che avrebbe determinato una riduzione di circa il 30–33% delle diagnosi precoci, anche a causa del venir meno dei controlli periodici promossi negli anni precedenti.

Aodi ha inoltre sottolineato come guerre e conflitti armati stiano aggravando il quadro oncologico in diverse aree del mondo, favorendo l’aumento dei tumori attraverso mancanza di controlli sanitari, instabilità dei sistemi di cura e carenza di personale medico. Un ruolo rilevante è svolto anche dall’inquinamento ambientale, in particolare quello atmosferico, associato a un aumento dei tumori dell’apparato respiratorio, insieme alla crescita del numero di fumatori, che continua a incidere sull’incidenza dei tumori polmonari.

Un altro aspetto evidenziato riguarda l’alimentazione: sta emergendo con sempre maggiore forza il ruolo della dieta identitaria e bilanciata non solo nella prevenzione, ma anche nel supporto ai percorsi di cura oncologica. Tra le neoplasie più complesse, Aodi ha richiamato l’attenzione sui tumori del pancreas, che restano tra quelli a prognosi più severa.

Sul piano internazionale, Aodi segnala un aumento dei tumori della mammella e della tiroide in Africa e Medio Oriente, spesso correlato a difficoltà economiche, conflitti e scarsa prevenzione. In alcune aree del mondo, specifiche abitudini alimentari e ambientali sono associate a maggiori incidenze di tumori, come quelli della vescica o delle ossa, quest’ultimi più frequenti in contesti caratterizzati da povertà nutrizionale e carenze vitaminiche e proteiche.

Il ruolo dei medici e dei professionisti sanitari oncologici

Secondo AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Uniti per Unire, la risposta alla sfida oncologica passa necessariamente dalla valorizzazione dei medici e dei professionisti sanitari impegnati in oncologia.
In Italia operano circa 6.500–7.000 oncologi medici, affiancati da decine di migliaia di altri professionisti sanitari specializzati – chirurghi oncologici, radioterapisti, fisiatri, psicologi, professionisti della riabilitazione e delle cure palliative – coinvolti stabilmente nei percorsi di cura.

Squilibrio tra numero di pazienti oncologici e professionisti sanitari

In Italia oltre 3,7 milioni di persone convivono con una diagnosi oncologica e ogni anno si registrano circa 395 mila nuove diagnosi. A fronte di questi numeri, il sistema può contare su circa 6.500–7.000 oncologi medici, affiancati da altri professionisti sanitari specializzati coinvolti nei percorsi oncologici.
Il rapporto tra numero di pazienti e personale medico-specialistico evidenzia uno squilibrio strutturale, soprattutto se si considera che molti pazienti necessitano di assistenza continuativa e di lungo periodo, non limitata alla fase acuta della terapia.

Questo divario si traduce in carichi di lavoro elevati, difficoltà organizzative, riduzione del tempo dedicato al singolo paziente e pressione crescente sui team clinici. Da qui la necessità di rafforzare gli organici, migliorare l’organizzazione dei percorsi di cura, investire in ricerca clinica e potenziare la formazione specialistica, per garantire un’assistenza oncologica realmente sostenibile e di qualità.

Oltre i farmaci: empatia, relazione e cura della persona

La lotta al cancro non può essere ridotta esclusivamente all’efficacia dei farmaci o dei protocolli terapeutici. Accanto alle cure mediche, assumono un ruolo centrale l’empatia, l’ascolto e la relazione di fiducia tra professionisti sanitari, pazienti e famiglie.
Il percorso oncologico è spesso lungo, complesso e carico di impatto emotivo: paura, incertezza, cambiamenti profondi nella vita quotidiana e nelle relazioni personali accompagnano la malattia tanto quanto gli effetti collaterali delle terapie.

Investire su modelli di cura più umani, su una comunicazione efficace, sul supporto psicologico e su una presa in carico multidimensionale significa migliorare non solo l’aderenza alle cure, ma anche la qualità della vita dei pazienti. In questo senso, empatia e competenza non sono alternative alla terapia farmacologica, ma parte integrante della cura oncologica moderna.

Equità di accesso e approccio multiculturale

La rete associativa AMSI-UMEM-AISCNEWS-Uniti per Unire richiama infine l’attenzione sulla necessità di affrontare il cancro come una questione di salute globale, tenendo conto delle disuguaglianze di accesso alle cure, delle fragilità sociali e delle differenze culturali.

«La lotta al cancro è anche una battaglia per l’equità e la dignità della persona – conclude Aodi –. Rafforzare il ruolo dei medici e dei professionisti sanitari oncologici significa rafforzare la capacità dei sistemi sanitari di rispondere in modo umano, competente e sostenibile a una delle sfide più complesse della nostra epoca».

Source: www.irpinia24.it