11 Settembre – A chi non smette di pensarci, a chi non lo farà mai

L'11 Settembre non dovrebbe essere semplicemente un atto dovuto, un momento in cui si scrivono pensieri che pensiamo di dover comunicare

torri gemelle11 Settembre 2017. Ad Avellino è una giornata uggiosa, di primo freddo, adatta alla tristezza, alla dimensione di commozione in cui ripiombiamo puntualmente in questa data. Non è mai facile scrivere qualcosa che non appaia scontato, appositamente pensato per fare share grazie alla ridondanza di sentimenti, scrivere qualcosa di autentico che conferisca il rispetto dovuto a questa giornata e a chi la commemora sentendo di aver perso per sempre una parte di sé.

Ho un’amica che oggi si sente esattamente così, per quello che New York significa per lei. Ciascuno di noi ha un luogo, che non necessariamente coincide con quello in cui viviamo stabilmente, che chiama casa. New York è per lei casa, quel posto dove la sua vita è cambiata, dove lei è diventata la persona che desiderava essere. Immaginate un luogo, o una persona, perché con l’amore funziona così, dove avete lasciato i vostri ricordi più vivi, quelli che a distanza di anni e cambiamenti vi tornano in mente, con straordinaria potenza, facendovi sentire la morsa della mancanza, scatenando ancora in voi dubbi sul vostro percorso o semplicemente facendovi guardare indietro orgogliosi, grati.

Immaginate che quel luogo in qualche modo subisca uno scempio, una distruzione o una radicale sovversione, trasformandosi in un luogo che non vi appartiene, che non riconoscete perché vi lacera sapere che quella bellezza è andata perduta. Magari un luogo della vostra infanzia, dove eravate felici e spensierati. Un posto a cui sono legate persone che ora non ci sono più.

Immaginate qualcuno che ha fatto parte di voi, standovi accanto, dandovi la possibilità di scegliere liberamente, una persona che non vi ha mai forzato a essere diversi da come siete. Come vi sentireste se d’improvviso scomparisse?

Ecco perché parlare dell’11 Settembre non dovrebbe essere semplicemente un atto dovuto, un momento in cui si scrivono pensieri che pensiamo di dover comunicare al posto di quelli che serbiamo davvero dentro. Non importa se non abbiamo la stessa partecipazione al dolore che hanno altri, non è una gara. Non può ridursi ad esserlo. Sarebbe come chiedere a chi non c’era quel 2001 di far sua una sofferenza di cui restano sì gli effetti, ma frammentati fra altre tragedie che di continuo si verificano. 

Da figli, amici, genitori comprendiamo le conseguenze di quegli eventi anche dopo anni e rivolgiamo la nostra attenzione a chi non ha semplicemente assistito, ma è stato colpito al cuore dagli attentati dell’11 Settembre. 

Io oggi rivolgo la mia attenzione e la mia vicinanza alla mia amica, della quale mi colpisce la composta partecipazione e la volontà di tirarsi per un giorno fuori dalla routine, astraendosi in una sorta di solitudine, per dare spazio a qualcosa che non può essere dimenticato, che lei porterà sempre dentro. 

Se la memoria ha un senso sono convinta che il senso debba essere questo.

di F.C.

 

Source: www.irpinia24.it