Generazione Futuro ed Eudem insieme “per ritrovare il binario di una sinistra europea”
In quest'ottica il Pd di Milano sarebbe un modello di ispirazione per far tornare la comunità democratica ai valori della sinistra e alle battaglie che intercettavano il voto di coloro che oggi sono fra gli astensionisti
Avellino – Non proprio tutto, o sarebbe meglio dire tutti tacciono a Via Tagliamento. Generazione Futura al fianco di Eudem ha proposto in seno al PD un’iniziativa per ridiscutere il ruolo dei circoli in chiave europea e i modelli per ricostruire la struttura partito, a partire per esempio dal virtuoso esempio di Milano.
Questo pomeriggio alla sede del partito provinciale sono intervenuti Roberta Santaniello, presidente del Partito Democratico di Avellino, Nicholas Ferrante, membro della convenzione nazionale, Giovanni Bove, riferimento nazionale di Eudem e Maria Rusolo, presidente cittadina di Eudem.
Ha introdotto i temi il giovane esponente di Generazione Futura, subito entrando nel merito delle questioni nazionali, legate ai dati più recenti e al voto in Sicilia. “E’ evidente più che mai che il problema non è il treno di Renzi, ma ai passeggeri a cui ci rivolgiamo. Oggi vince il partito dell’astensione” – commenta Ferrante con amarezza e voglia di fare costruttiva autocritica. Severo anche nel giudizio sui 500 euro messi a disposizioni ai ragazzi come bonus cultura, che a parer suo sarebbero stati distribuiti senza valutare lo status sociale e quindi finendo per inasprire delle disuguaglianze e lasciando fuori chi davvero poteva necessitare di un sostegno al reddito.
In quest’ottica il Pd di Milano sarebbe un modello di ispirazione per far tornare la comunità democratica ai valori della sinistra e alle battaglie che intercettavano il voto di coloro che oggi sono fra gli astensionisti.
Roberta Santaniello si è complimentata con Nicholas Ferrante, riconoscendo che “forse la sua generazione ha perso per strada il coraggio di dire le cose come stanno e di parlare dei temi veri. “Non si può narrare all’infinito la parabola ascendente – ammette la presidente – quando non esiste più il centro-sinistra, non esistono più i circoli per come li avevamo immaginati”.
Sull’assenza a Roma la Santaniello chiarisce ulteriormente che quando il partito comincia a riferirsi ai singoli, perdendo di vista il concetto di rappresentanza anche all’interno della propria comunità quello è un campanello d’allarme. “C’è un’esasperazione dell’individuo che determina uno scollamento totale non solo con la realtà esterna ai partiti, ma anche con gli iscritti – conclude – Forse solo quando toccheremo davvero il fondo, saremmo capaci di ricominciare e di riconquistare la fiducia che abbiamo perso. Fare un passo indietro non significa esclusione, ma rimettersi in gioco e continuare a lavorare insieme agli altri”.
La parola poi a Giovanni Bove che senza indugi ha commentato i dati riferiti sul voto in Sicilia, riscontrando di fatto molti errori che hanno finito per sovrastare anche politiche e spunti buoni. “Con Eudem a Imola – racconta – abbiamo organizzato un incontro alla presenza di Boschi e Guerini e la partecipazione è stata residuale, nonostante il rilievo politico del dibattito e dei suoi ospiti. Qualche domanda allora bisognerebbe porsela, soprattutto alla luce di un partito alla mercé dei singoli”.
Il riferimento di Eudem ha ricordato come prima il tesseramento fosse un atto di fede, mentre oggi si riduce alla compravendita elettorale, sollevando di fatto non solo la questione morale ma anche la “questione intellettuale”. Proprio su questo si sofferma Bove specificando che l’onestà intellettuale si concretizza anche nel modo di selezionare le classi dirigenti. “E’ agghiacciante – termina – il silenzio del partito provinciale sulla vicenda dell’Alto Calore, dove un nostro tesserato è stato raggiunto da avvisi di garanzia su questioni gravi. Se si proseguirà su questa linea si prenda atto che il PD è un malato terminale, ma soprattutto ci si renda conto che si stanno chiudendo, per vocazioni personalistiche, le porte a chi ha una visione e delle proposte per questa comunità, per chi vuole bene a questo partito”.
Assente il segretario del Pd di Milano Bussolati, che però attraverso l’ausilio dei social ha raggiunto la platea democratica con una breve videochiamata e spiegando che il successo del suo territorio è dovuto a un lavoro capillare non solo di propaganda porta a porta, ma a una volontà di uscire dalla cerchia degli iscritti e di raggiungere anche i cosiddetti “primaristi”. Ovviamente ad ogni città va applicato un modello su misura ma “la linea guida fondamentale resta il far politica ancorati ai propri valori e con lo scopo di cambiare le cose”.
Le conclusioni affidate a Maria Rusolo, che ha sposato le posizioni dei suoi compagni e constatando per introdurre che uno dei problemi principali del PD è la sua incapacità di accettare la critica interna e di demonizzarla a tutti i costi, continuando a spaccare la comunità piuttosto che a cercare una quadra. “Ho creduto nel progetto di Renzi – esordisce – sia da un punto di vista generazionale che da un punto di vista di approccio nuovo al mutamento sociale. Credevo si potesse trovare spazio per uscire da vecchie logiche e dalla rigidità del passato su temi che ci vedevano non riuscire a concretizzare i nostri valori”.
La presidente di Eudem si è chiesta come sia possibile intercettare i voti delle nuove generazioni se nel concreto la politica non riesce a dare risposte efficienti, assumendo a spunto la vicenda del Mancini. “Se non avessi la storia e la cultura che ho – va avanti la Rusolo – probabilmente anche io sosterrei il M5S per mandare tutti a casa. Riavvolgere il filo non deve essere un’aspirazione romantica, ma un obiettivo da perseguire con i valori di una sinistra progressista, altrimenti il Paese finirà in mano al centro-destra e il nostro partito sarà destinato all’estinzione”.
di F.C.