Avellino – Guardie Ambientali presenti al convegno “L’utilizzo del Territorio”
Sono molti i motivi per cui la Gadit di Avellino dice NO alle trivellazioni petrolifere in Irpinia
Avellino - Anche le Guardie Ambientali d’Italia, sez Avellino questa mattina hanno partecipato al convegno vertente “L’utillizzo del territorio tra trivellazioni petrolifere e produzioni di qualità” organizzato dall’Ugl ad Avellino.
La GADIT ha molto a cuore l’ambiente e il territorio Irpino, infatti ha da subito abbracciato l’ invito del segretario UTL UGL Avellino Costantino Vassiliadis, in questo convegno sono intervenuti anche ON.Renata Polverini, e il Segretario Generale UGL Francesco Paolo Capone, con la presenza di politici locali.
L’appuntamento si è tenuto dalle ore 9.30, presso la sala convegni del Carcere Borbonico, dove ha dato inizio al dibattito il Professore Tommaso Pagliani ricercatore centro di documentazione conflitti ambientali,il tutto moderatore da Nicola Di Iorio.
Sono molti i motivi per cui la Gadit di Avellino dico NO alle trivellazioni petrolifere in Irpinia:
1.Paesaggio e turismo - L’Italia è un paese densamente abitato, con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di mare, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto.
Come si può pensare di trivellare a pochi chilometri da Avellino? Petrolizzare un territorio significa imbruttirlo, avvelenarlo, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine. Chi comprerà una casa con vista pozzo?
Quale turista vorrà venire in Italia a vedere il mare o le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria? Fra l’altro la tutela del paesaggio è uno dei punti fondamentali della nostra Costituzione.
2.Petrolio scadente - Il petrolio presente in Italia, in generale, è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi.
Non abbiamo nel sottosuolo il petrolio dei film texani, quanto invece una sorta di melma, maleodorante, densa e corrosiva che necessita di vari trattamenti prima di arrivare ad un prodotto finale.
3. Infrastrutture invasive e rifiuti - Questo fa sì che ci sia bisogno di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, porti petroliferi, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche.
Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni, tossici, difficili e costosi da smaltire, con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno.
4. Inquinamento aria - Sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose.
Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone?
E’ giusto far correre questi rischi ai residenti, dato che gli effetti nefasti del petrolio sulla salute umana sono noti, e da tanto tempo, nella letteratura medico-scientifica?
5. Inquinamento acqua - Nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico.
L’elevata estensione degli oleodotti, e la profondità dei pozzi, rende difficile individuare queste fessure, che possono restare aperte a lungo, inquinando l’acqua del sottosuolo e danneggiando gli ecosistemi con elevati costi di ripristino.
6. Idrogeologia e sismicità - L’Italia è a rischio sismico soprattutto l’Irpinia, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la malaedilizia. In alcuni rari casi le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei.
Come non conosciamo perfettamente la distribuzione delle falde acquifere, così non conosciamo perfettamente neanche quella delle faglie sismiche. Stuzzicare i delicati equilibri geologici può innescare terremoti, anche di magnitudine elevata. E’ già successo in Russia, in California, in Colorado.
7. Incidenti - Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare.
L’associazione Gadit vuole soprattutto ribadire il danno ambientale per tutto il territorio Irpino, consolidando il comune pensiero della maggior parte degli intervenuti al convegno,evidenziando che il proprio operato e rivolto alla protezione e alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio Irpino, pensando che l’ambiente che ci circonda e il nostro benessere primario e non e una moneta di scambio per uno sterile profitto economico.