Coldiretti Avellino – Cinipide castagno, intervenire con misure fitosanitarie

Il direttore Loffreda: "Gli indennizzi da soli non bastano, per scongiurare l’abbandono dei castagneti bisogna intervenire sulle piante in maniera efficace"

insettoAvellino – “Per fronteggiare la “battaglia” contro il cinipide del castagno, che ha devastato in questi anni interi boschi in Irpinia, azzerando i raccolti, non bastano gli indennizzi economici ma è necessario intervenire con misure fitosanitarie fondamentali per favorire la lotta biologica“. E’ l’appello di Coldiretti Avellino agli agricoltori. “Per favorire l’insediamento degli antagonisti naturali nei castagneti da frutto, ricorda il direttore di Coldiretti Campania e Avellino, Salvatore Loffreda, è fondamentale non bruciare gli scarti di potatura, in modo da facilitare la diffusione del Torymus, l’antagonista naturale del cinipide. Ricordiamo agli agricoltori che gli scarti potranno essere raccolti o asportati durante le operazioni di ripulitura dei castagneti precedenti la raccolta, poiché in quello stadio l’antagonista è già uscito dalle vecchie galle e ha già parassitizzato quelle formatesi nell’anno in corso. Ciò che si auspica è la massima collaborazione di tutti i castanicoltori affinché la lotta sia efficace e produttiva: la mancata osservanza di queste regole rischia di pregiudicare la riuscita di queste faticose e costose operazioni e di compromettere anche la prossima annata”. 

Gli indennizzi da soli non bastano, continua Loffreda, per scongiurare l’abbandono dei castagneti bisogna intervenire sulle piante in maniera efficace per restituire valore a un comparto che è strategico per il territorio”. In provincia di Avellino, è l’area di Montella, con circa 3.000 ettari di superficie di castagneto, quella più colpita dalla crisi del comparto. Qui vi operano oltre 500 aziende agricole e una produzione commercializzata che in fase pre-cinipide si aggirava attorno ai 70 mila quintali di castagne all’anno. Le stesse difficoltà si registrano anche nell’area serinese dove, nei tempi pre-crisi, la produzione sfiorava i 30.000 quintali di castagne all’anno, di cui il 50% veniva destinato all’esportazione.

Source: www.irpinia24.it