Il coraggio di rompere il silenzio

Il nuovo libro di Claudia Conte protagonista a Roma

Antonello De Pierro e Claudia Conte - CopiaC’è un filo invisibile, eppure spessissimo, che unisce il silenzio delle vittime di violenza domestica a quello, altrettanto assordante, delle istituzioni scolastiche davanti al bullismo. È attorno a questo nucleo drammatico e attualissimo che si sviluppa “Dove nascono i silenzi”, l’ultima opera letteraria della giornalista e opinionista Claudia Conte. Il volume, che sta già facendo discutere l’opinione pubblica dopo le tappe a Casa Sanremo e le presentazioni istituzionali alla presenza di membri del governo, è stato al centro di un esclusivo e ristrettissimo cenacolo culturale a porte chiuse.

Nella principesca dimora del professor Sergio Tiberti, a pochi passi dalla storica cornice di via Veneto, si è riunito un selezionato parterre di addetti ai lavori, tra legali, psicologi, ex magistrati e volti noti della cultura capitolina, per un confronto dialettico di straordinario spessore.

La serata è stata impreziosita dalle intense letture dell’attore Danilo Brugia, capace di dare corpo e voce alle sfumature più intime del testo, e ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Maria Monsè, accompagnata dal marito Salvatore Paravia e dalla figlia Perla.

Il cuore dell’opera, scoperchiare la pentola dei silenzi complici

Il libro di Claudia Conte non è semplicemente una disamina sociologica, ma un viaggio toccante nelle microviolenze quotidiane, in quel disagio giovanile che spesso non trova canali di sfogo e si barrica dietro muri invalicabili. Conte scava nelle dinamiche della violenza psicologica e del bullismo, denunciando la tendenza della società contemporanea a guardare altrove. Il “silenzio” del titolo diventa così una doppia condanna: quella subita da chi non ha la forza di denunciare e quella, ben più grave, di chi preferisce non vedere per quieto vivere o per tutelare una facciata.

L’intervento di Antonello De Pierro, una sfida innanzitutto culturale

Tra i contributi più attesi e apprezzati della serata, spicca l’ampio intervento di Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e presidente del movimento politico Italia dei Diritti-De Pierro. De Pierro ha espresso parole di profonda stima per Claudia Conte, elogiandone la sensibilità e il costante impegno professionale nel sociale. Entrando nel merito dei temi trattati, ha poi offerto una lucida e serrata analisi critica dello status quo legislativo in materia di violenza di genere.

De Pierro ha espresso una forte perplessità nei confronti delle recenti tendenze normative che hanno identificato il femminicidio come reato proprio. «L’innalzamento delle pene, pur essendo una misura repressiva sacrosanta e doverosa, rischia di trasformarsi in uno strumento della politica per lavarsi la coscienza», ha incalzato il giornalista. La tesi di De Pierro si fonda su un limite strutturale della legge attuale: la repressione interviene solo “dopo”, quando il reato è già stato consumato e si deve contare l’ennesima vittima.

La vera sfida, secondo il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro, è radicalmente culturale e psicologica. De Pierro ha evidenziato come, in moltissimi casi, lo stalker o l’autore di violenze non presenti un profilo criminale pregresso, ma sia un soggetto che vive un momento di profonda debolezza emotiva e psicologica, che lo trasforma in carnefice. Da qui la proposta concreta: affiancare alle misure restrittive, purtroppo spesso eluse o ignorate dal reo, un percorso di supporto psicologico obbligatorio immediato, sin dai primissimi segnali Bisogna agire sulla cultura del rispetto e sulla gestione del conflitto emotivo per scardinare alla radice il concetto di prevaricazione e possesso. «Prevenire e non curare», è stato il monito del giornalista.

Dal bullismo all’esempio pedagogico, la lezione di Vincenzo De Pierro

Spostando il focus sul bullismo scolastico, De Pierro ha toccato un altro nervo scoperto: l’omertà di alcuni istituti che tendono a insabbiare o a non denunciare gli episodi di prevaricazione tra i banchi pur di non rovinare la reputazione del proprio nome. Pur non entrando nel merito strettamente legale della denuncia, De Pierro ha rimarcato come la scuola non possa abdicare al suo ruolo educativo, ma debba attivamente lavorare sul recupero dei ragazzi cosiddetti “difficili”.

A questo proposito, ha voluto condividere un commovente ricordo personale legato alla figura di suo padre Vincenzo, storico preside scomparso da molti anni. Il metodo pedagogico del preside De Pierro non prevedeva la pura punizione o l’emarginazione del ragazzo problematico. Quando un alunno si comportava male e veniva mandato nel suo ufficio, lui lo accoglieva facendolo sedere intorno alla propria scrivania e tenendo una vera e propria lezione, cercando di trasmettere il fascino e l’importanza della cultura come strumento di riscatto e di crescita. Un approccio che ha dimostrato una straordinaria efficacia nel tempo: alla sua camera ardente a Roma, molti di quei “ragazzi difficili”,erano presenti in lacrime per tributargli l’ultimo, sincero omaggio.

Il dibattito in sala, Cantaro e Tiberti

L’esposizione di De Pierro ha acceso un vivace dibattito tra i presenti. Particolare sintonia è emersa con l’intervento di Felice Cantaro, ex Pubblico Ministero e oggi eccellente avvocato penalista, il quale si è dichiarato pienamente concorde sulla necessità di adottare un approccio anche psichiatrico nei confronti degli stalker per intercettare il pericolo prima della degenerazione criminale.

Di tenore decisamente più provocatorio e polemico è stato invece l’intervento del padrone di casa, il professor Sergio Tiberti. Citando dati attribuiti al Ministero della Giustizia, Tiberti ha espresso forti perplessità sull’applicazione pratica del “Codice Rosso”, sostenendo che circa il 90% dei casi sollevati tramite questa corsia preferenziale si rivelerebbe, alla prova dei fatti, infondato, introducendo così una riflessione critica sulle distorsioni dello strumento giudiziario.

Il post-presentazione, il dialogo continua a tavola

Terminata la parte ufficiale dell’incontro, la serata si è trasferita nei saloni della cena post-presentazione, dove l’atmosfera conviviale ha favorito ulteriori scambi d’opinione. Antonello De Pierro ha continuato a lungo il confronto dialettico, prima approfondendo i temi giuridici con l’avvocato Cantaro, e successivamente intrattenendosi in un fitto colloquio con il noto commercialista Valentino Tamburro e con Maria Tersigni, stimata avvocata del Foro di Roma, figura di spicco e grande frequentatrice dei più rinomati salotti culturali della Capitale.

Un preludio di altissimo livello per il libro di Claudia Conte, che si conferma un testo capace di scuotere le coscienze e di unire mondi diversi, dalla politica alla magistratura, dalla pedagogia allo spettacolo, sotto l’unico comune denominatore della rottura del silenzio.

 

Source: www.irpinia.it